1947: Omicidio Cappa, ogni giorno partiva da Latina un pullman per portare decine di persone al processo

Un pullman della ditta Zeppieri partiva ogni mattina da Latina, nel lontano 1947 – di fronte alla Questura – per condurre decine di persone a Frosinone che assistevano alle udienze del processo Graziosi. Un caso giudiziario che divise l’Italia, l’attenzione era enorme anche nel capoluogo pontino, tanto da convincere Zeppieri – azienda ciociara leader a quell’epoca – ad organizzare una corsa straordinaria, con partenza alle 8 e ritorno alla fine dei lavori processuali. Naturalmente, durante il tragitto le persone discutevano animatamente su quanto accaduto in aula, come al termine di un confronto sportivo. La cosa andò avanti per mesi sino alla sentenza di fine novembre, dopo 67 udienze e interventi di avvocati di primo piano a quei tempi.

Arnaldo Graziosi, 32 anni, musicista, fu condannato per l’omicidio della moglie Maria Cappa, 24 anni. L’omicidio fu commesso in un albergo di Fiuggi il 21 ottobre del 1945. Con la coppia era presente anche la figlia di tre anni che dormiva nel letto dei genitori.
Graziosi si dichiarò innocente e sostenne che la moglie si era suicidata perché lacerata dai sensi di colpa per aver contratto una malattia venerea durante una relazione prematrimoniale. Gli inquirenti non credettero alla versione del suicidio e Graziosi fu rinviato a giudizio per omicidio.

Il processo ebbe inizio il 2 giugno 1947 presso la Corte d’Assise di Frosinone. A carico dell’imputato prevalse la tesi che il maestro aveva un movente per commettere l’omicidio: la relazione sentimentale con una giovane pianista sua allieva. La perizia calligrafica, inoltre, aveva accertato che il biglietto non era stato scritto dalla vittima.
Graziosi fu condannato a 24 anni, 9 mesi, 20 giorni di reclusione. Nell’agosto del 1959, dopo 14 anni di detenzione, ottenne la grazia, chiesta dalla figlia, ormai diciassettenne, al Presidente della Repubblica.
Il 6 marzo 1997 Arnaldo Graziosi si è suicidato lanciandosi dal balcone della sua casa di Grottaferrata.

Paolo Iannuccelli

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