"Aeroporto a Latina? No, grazie". Intervista a Salvatore Antoci, pilota Alitalia e consigliere Lbc

di STEFANIA BELMONTE

L’adeguamento dell’aeroporto di Latina per l’uso civile, proposta ripescata dopo tanti anni dal consigliere regionale del Partito Democratico Enrico Forte, è un tema che sta tenendo banco in questi giorni: la proposta è stata ripresa dal consiglio provinciale di Latina pochi giorni fa, con il voto all’unanimità di un ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare di Forza Italia e successivamente dalla presidente della Provincia, Eleonora Della Penna, che ha invitato i consiglieri regionali pontini ed il sindaco di Latina, Damiano Coletta, ad un prossimo consiglio sul tema.

Sul futuro del Comani ci sono però pareri discordanti: mentre la politica sembra propendere verso la conversione ad uso civile (oggi infatti lo scalo è soltanto militare, in uso alla scuola di volo), in città le persone sono tornate a fare gli stessi commenti di dieci anni fa – il possibile impatto ambientale, le possibilità di occupazione, i collegamenti insufficienti con la Capitale – quando l’uso civile dell’aeroporto sembrava un’ipotesi vicina, salvo poi optare per Viterbo (dove alla fine il terzo scalo aeroportuale del Lazio non è stato realizzato).

Sul tema, Latina Bene Comune – forza di maggioranza al governo della città – non si è ancora pronunciata. Nel frattempo, siamo andati ad intervistare Salvatore Antoci, consigliere comunale di Lbc e pilota d’aerei.

Salvatore Antoci

Antoci, lei è un pilota dell’Alitalia, come valuta l’ipotesi di rendere il Comani il terzo scalo del Lazio?

Io vedo molti più “contro” che “pro”. Più che da un punto di vista tecnico, sotto il profilo commerciale.  Il primo motivo è che le compagnie low cost come la Ryanair o la Easyjet, che dopo Ciampino sono riuscite ad arrivare a Fiumicino e lì si sono sistemate in pianta stabile, qui a Latina non avrebbero alcun interesse ad atterrare: lì hanno tutte le migliori tecnologie e i migliori collegamenti con Roma. Potrebbero interessarsi, forse, solo nel caso che anche a Latina si agisca come in molti altri centri: con gli enti locali che letteralmente pagano le società low cost per arrivare nei propri scali per cercare (legittimamente) di promuovere il turismo nel proprio territorio attirando visitatori. A Latina però sarebbe diverso: chi atterrerebbe qui, lo farebbe per andare a Roma e a Latina ed alla sua provincia dedicherebbe solo una piccola parte del proprio tempo.  In secondo luogo, a dare supporto ad un scalo aeroportuale servirebbe una società di handling per gestire i servizi a terra, come ad esempio il recupero bagagli. Non credo che alcun imprenditore possa interessarsi a questo genere di servizi. Terzo motivo: allo stato attuale non esiste un collegamento che possa definirsi ottimale con Roma, né ferroviario né su gomma.

Cosa le fa pensare che nessun imprenditore sarebbe interessato ad un business del genere?

Spiego perché: le compagnie aeree low cost, come tutti sanno, fanno pagare molto poco il prezzo del biglietto, tanto che spesso non rientrano neanche con i costi del carburante. Basti pensare che per un’ora di volo se ne consumano circa 1.500-2.000 litri. Quindi devono ricorrere ad altro genere di finanziamenti e che molto spesso coincidono con i pagamenti da parte degli enti locali per il mantenimento delle linee; ma soprattutto – e questo è un meccanismo meno noto – le low cost spesso non di rado impongono contratti capestro alle società di handling, con penali molto alte, e in numerosi aeroporti per evitare che gli scali chiudano sono gli enti locali ad intervenire, formando essi stessi società di handling attraverso cordate che possono arrivare anche a costare molto alla comunità.

Ma ci sarà qualche “pro” all’aeroporto, o no?

Certo, è un bel sogno. Come per ogni nuova opera pubblica che si prospetta sul territorio, sono tante le speranze che si alimentano. Come quando si parlò la prima volta della metropolitana a Latina: tutti in un primo momento immaginammo la classica sotterranea come nelle più grandi città moderne, poi scoprimmo che era un tram. Anche a me piacerebbe andare a Latina Scalo ed imbarcarmi per chissà quale meta. Dal punto di vista occupazionale potrebbe esserci qualche ricaduta positiva: forse ci sarebbe qualche negozio in più, ma le aspettative occupazionali di questo territorio non sarebbero soddisfatte, perché le società di handling tendono a mantenere i servizi al minimo.

Fino ad ora abbiamo parlato di un business legato al solo traffico passeggeri. E se invece l’aeroporto fosse cargo?

Non ricordo quale politico lo propose in passato, ma già l’idea di uno scalo merci mi sembrerebbe un’idea più sensata, data la grande disponibilità di spazi per lo stoccaggio. Tuttavia secondo me quantomeno andrebbe fatta, in entrambi i casi, un’indagine di mercato per capire quali sarebbero le reali potenzialità di sviluppo di un’opera del genere.

Dal punto di vista politico, come commenta quindi la proposta per il Comani?

Secondo me resta una proposta fuori tempo. Gli aeroporti italiani sono tutti in perdita, chi più chi meno, invece di aprirne altri bisognerebbe iniziare a chiuderne qualcuno.

Le istituzioni e i cittadini ora si aspettano una risposta da Lbc. Il movimento però non si è ancora pronunciato sulla questione aeroporto: avete affrontato l’argomento per decidere quale sarà la vostra posizione?

Su questo preferisco non rispondere. Mi esprimo soltanto a titolo personale e per me è un deciso No.

 

2 thoughts on “"Aeroporto a Latina? No, grazie". Intervista a Salvatore Antoci, pilota Alitalia e consigliere Lbc

  1. Credo che l’ennesimo “NO” sia fuorviante e devastante. Verissimo che bisognerebbe spingere su maggiori collegamenti con la capitale, ma altrettanto vero che andrebbero sviluppati anche collegamenti con le bellezze territoriali. Quindi si atterrerebbe a Latina non solo per andare a Roma e/o a Napoli ma anche per sviluppare e giustamente il territorio locale. O vogliamo continuare a rimanere zitelle in attesa di chissà cosa?
    P.S.: e se con l’apertura di Latina si chiudesse Ciampino?

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