EDITORIALE – La tragedia di Cisterna, un’emergenza sociale in un periodo di crisi di valori

E’ emergenza sociale, inutile nasconderlo, tra l’indifferenza generale. A Cisterna un autotrasportatore ha ucciso la moglie a martellate davanti alla figlia di dieci anni. Non è la prima volta che la cittadina alle porte del capoluogo è al centro delle cronache per episodi efferati. Era il 10 novembre 2014 quando un agente della polizia penitenziaria uccise la moglie con la pistola di ordinanza e si tolse la vita davanti ai figli di otto e sei anni. Una tragedia che lasciò la comunità attonita ma che era destinata a non essere l’unica.

Pochi anni dopo, il 28 febbraio del 2018, il carabiniere Luigi Capasso sparò alla moglie Antonietta Gargiulo nel garage di casa e, credendola morta, entrò in casa e uccise, prima di togliersi la vita dopo ore di trattative con i soccorritori, le figlie di 8 e 13 anni. Cisterna di Latina è inoltre la città dove viveva e vive la famiglia di Desirée Mariottini, la ragazza appena 16enne drogata e assassinata nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Si può fare qualcosa per evitare morti assurde? Le risposte possono essere tante ma una cosa è certa: viviamo in una società difficile e in pieno degrado. Il partecipare attivamente al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità è cosa quasi sconosciuta di questi tempi. Occorre lavorare tanto per prevenire certi fenomeni devianti con l’intento di dare impulso alle istituzioni, suggerendo possibili e rapide soluzioni per lo sviluppo e la crescita sociale in un periodi di crisi, soprattutto economica, ma anche di valori. Un nuovo modello di sviluppo partecipato è sicuramente possibile al fine di creare un mondo migliore lontano da logiche politiche e partitiche ma l’insensibilità è tanta, troppa.

Paolo Iannuccelli