“Made in Italy” e Correggio, quella terra che è parte di me

“Made in Italy” è il titolo del flm prodotto e diretto da Luciano Ligabue. Sono andato a vederlo due volte. Che roba, forse ci vado ancora. Come si fa a non vedere quel gran bel pezzo di Correggio, il paese dove sono nato e vissuto fino a 10 anni. Scopri mortadelle dal volto umano come quelle prodotte dai fratelli Veroni, il miglior salumificio al mondo, dove hanno inventato la Veronella, roba da leccarsi baffi. Il Liga ama Correggio. È fatto così lui, è fatta così la sua musica, è fatto così anche il suo cinema nella bella cittadina fatta di portici, di via Borgo Vecchio, di gnocco fritto, motori, musica, cucina grassa e giochi di carte, corna e riappacificazioni, disco-night.

Boia di un mondo ladro, come si fa a non ricordare che il lambrusco della provincia padana si beve a garganelle come acqua Ferrarelle. Io bevevo l’Alberini quello con etichetta rossa o bleu – amabile o secco -, oppure Lini, anche Righi, quello prodotto da mio zio Guido, oppure il Cavalli di Scandiano.

Quando il mio amico Egidio Palumbo mi parla della sua Campogalliano mi vengino i brividi, parliamo solo di lambrusco anche per ore, passando da Sorbara a Grasparossa, da Salamino a Canossa. Sono parte viva di una terra semplice e un po’ sfacciata. Nel film “Made in Italy” noti con piacere commenti e sentimenti senza fronzoli, detti e raccontati così come sono, con un pizzico di ironia. Stefano Accorsi è bravo, lui è di quelle parti: è sincero, onesto, racconta quello che il suo autore conosce per davvero. Ligabue “fotografa” la vita di una generazione nata negli anni Settanta, la precarietà economica ed esistenziale, i sogni infranti e quelli da coltivare.

Paolo Iannuccelli